ROCCA VARANO

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PIANTA DELLA ROCCA rilevata agli inizi del '900 dagli Ingegneri cav. Filippo Amici (preside) e Giuseppe Carrà, (professore) dell'Istituto Tecnico di Camerino |
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Legenda A) Ponte levatoio B) Torre B') Muro pieno C) - C') Camminamenti D) Porta E) Torre maestra F) Palatium G) Corte H) Torre bassa I) Porta L) Abitazione M) Avancorpo N) Muro O) Abitazione P) Costruzione sotterranea |
NOTE:
- di fronte ai corpi (H) e (L) il porticato, oggi scomparso, che immetteva al primo piano dell’edificio;
- il corpo (M), già scomparso all’epoca del rilevamento, inglobava il pozzo;
- il muro di cinta corrispondente al camminamento (C) era probabilmente più a valle;
- non esistono tracce, attualmente, del muro (B’);
- il muro di cinta corrispondente al camminamento (C’), inizialmente più basso, nei lavori di trasformazione viene innalzato e il camminamento (C’) è coperto con volte a crociera;
- l’ala del palazzo sicuramente collegata con i corpi (L) e (F) è antistante alla costruzione sotterranea (P);
- le scale di fronte al corpo (F) non corrispondono a quelle che danno accesso al fondaco riportato alla luce durante i recenti lavori di restauro della Soprintendenza terminati nel 1989-90.
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"Il visitatore di queste tristi rovine, fra cui non risuonano che il sibilo dei venti e le strida dei falchi, se si affaccia al dirupo strapiombante sul fiume, prova la viva impressione della forza feudale della famiglia che dal fortilizio ricevette il nome. |
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I Da Varano vi dimorarono talora anche quando, assodata la loro signoria cittadina, la rocca avita non ebbe importanti funzioni militari e si può presumere che servisse soprattutto per segnalazioni, corrispondendo con la visibile rocca di Sentino e, per mezzo della torre di Paganico tuttora esistente, con torre Beregna. Si conoscono lettere del 1403 di Rodolfo III° scritte dalla rocca di Varano."... … “Lo sperone, su cui sorge la Rocca Varano, ha a tergo un’altura di poco superiore, dove trovasi l’antica chiesetta di S. Giuliano, un tempo parrocchiale della villa di Varano e forse di patronato della famiglia proprietaria della rocca. Questa, pervenuta fino a noi, perché restata in possesso dei da Varano fino al secolo XVI° e più tardi adibita, in parte, ad abitazione di una famiglia di lavoratori della terra, patì trasformazioni e danni, cosicché oggi non è che un complesso di rovine pietose, donde, squarciata e cadente, emerge la torre maestra. E’, pertanto, assai difficile, anzi impossibile, la ricostruzione dell’icnografia dell’intero fortilizio: ricostruzione di cui si verrebbe a capo, per la planimetria, come in altre molte rocche dirute, solo con scavi che ingombrassero le accumulate macerie e scoprissero le linee dei muri. Restringiamoci, dunque, ad una delineazione sommaria, notiamo che tutto l’edificio constava di un muro di cinta che girava nel lato volto a N-E e in parte dal lato S-E del monte, e di due ali principali, quella interna comprendente la torre maestra, con annesso un fabbricato rettangolare, e l’altra esterna di S-E, sul declivio volto verso il fiume, formata di varie costruzioni di cui è difficile determinare con precisione le diverse parti e l’uso. |
Rocca Varano vista ai primi del '900
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Le due ali sono divise dalla corte (G). Il taglio, che isola a tergo la rocca, era sormontato da un ponte levatoio (A) spiccantesi da una torre (B), oggi caduta, la cui porta conduceva, con linea obliqua, ad un cammino, forse coperto (C), chiuso dal muro di cinta sul lato N-E della costruzione.
Ivi era l’ingresso principale alla rocca e ivi resta la bella porta (D), tutta in calcare bianco scalpellato, con arco leggermente acuto e a cui, fino a circa 12 anni fa, sovrastava, incastrato nella parete esterna, un grande stemma varanesco anch’esso in calcare bianco, portante solo i vari, senza, cioè, il cimiero formato dal cane marino, che si vede in quasi tutti gli stemmi varaneschi a noi noti dei secoli XIV e XV. Lo stemma coi soli vari, disgraziatamente scomparso, forse rubato, può credersi risalisse al tempo della costruzione, che, quale oggi apparisce negli avanzi, noi ascriviamo al secolo XIII° per le finestre ad arco schiacciato che ancor si aprono nella parete esterna di S.-E. verso la strada provinciale.
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Rocca Varano vista ai primi del '900 |
E’ assai verosimile che nel Duecento avessero luogo ampliamenti e rafforzamenti di fabbriche già esistenti e la mancanza del cimiero (cane marino da Camerino) dovrebbe appunto significare la semplice proprietà e podestà feudale (simbolo i vari dal nome del villaggio Varano) anteriore alla signoria della vicina città. Alla torre maestra (E) munita di ripiani a volta, si appoggiava il solido edifizio rettangolare (F), che alcuni documenti medievali chiamano palatium e che comprendeva più scomparti adibiti per l’abitazione (O). Accanto ad esso era un passaggio scoperto (C’) fiancheggiante la torre maestra e il palatium. A tale passaggio ci par probabile si accedesse dalla torre del ponte e in origine anche dalla cinta esterna, benchè a questa ipotesi, suffragata dalla feritoia aperta quasi alla base della torre maestra verso N., sembri opporsi il muro pieno (B’) interposto tra quello esterno e la torre maestra. |
Una costruzione sotterranea (P), con volta a botte, metteva in comunicazione le due ali di tutto l’edificio.
A questa costruzione sovrastavano, verosimilmente, stanze e torri secondarie ora cadute e sostenute dal muro (N) che chiude la corte da questo lato. Nell’ala volta verso il fiume Chienti si distinguono: una torre bassa (H) nell’angolo di levante, in origine merlata, ma con merli diversi dagli attuali, che sono di tarda fattura, e un altro edificio facente corpo con la detta torre (L) e usato, com’essa, per abitazione della famiglia colonica, che, per più decenni del secolo XIX°, qui dimorò dopo che la rocca fu venuta in possesso dei Bandini, attuali proprietari. Sul muro esterno, a ponente della torre, apresi una piccola porta (I) ad arco pieno (porta del soccorso?) per la quale comunicavasi col muro di cinta costruito sul declivio del monte scendente a picco verso il confluente del rio di S. Luca col Chienti. Dal muro esterno sporgeva un avancorpo (M) con dinanzi un pozzetto il cui uso non sapremmo designare."
Descrizione di B. Feliciangeli, del 1919
" La Rocca Varano fu eretta all’inizio del XII° secolo sullo sperone roccioso a picco fra le valli del Chienti e del suo affluente, il torrente S. Luca, a sud di Camerino.
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Originariamente fu la residenza fortificata dei Da Varano e, antecedentemente al periodo comunale, rappresentò la fortuna degli stessi feudatari che imponevano pedaggi a chi attraversava l'Appennino da Roma all'Adriatico e viceversa. Dopo il sacco svevo (1259), i Da Varano ampliarono il loro potere nella città camerte fino a diventarne i signori indiscussi e si diedero a costruire il loro palazzo fortificato sulle mura urbiche, costruzione che si protrasse fino a tutto il XV° secolo. Il nostro maniero si trasformò in rocca ed entrò a far parte del sistema difensivo dello Stato camerte, un sistema particolarmente efficiente di fortilizi in corrispondenza visiva che perimetrava i suoi confini. Nel 1384 Giovanni di Berardo Varano fece eseguire lavori di trasformazione ed adattamento ai nuovi usi. |
Rocca Varano - veduta aerea |
Presumibilmente i lavori sono quelli che ancora oggi si rileggono sugli apparecchi murari in vista e riguardano la costruzione della seconda cinta muraria che fa capo al rivelino sormontato dalla torre di guardia e l’antistante vallo con ponte levatoio (lato ovest). Tale cinta, ad ovest, comprende il nuovo corpo di guardia, include la preesistente torre maestra (che si erge ancora oggi per 19 metri da 450,40 m s.l. m alla base a 469,40 m alla sommità del rudere) e si prolunga ad L con la scuderia che cinge il palatium verso sud ad una quota ad esso inferiore. La particolarità architettonica dei nuovi parametri murari, ancora visibili sulla parte di muro originaria, è che si presentano all’esterno con filari di pietra calcarea alternati ad arenaria; evenienza giustificabile per la compresenza, nel luogo, delle due formazioni rocciose, ma soprattutto indice di una certa finezza stilistica dei mastri muratori che vi operarono.
Con il decadere dell’importanza strategica e politica dei luoghi e con l’avvento della polvere da sparo che imponeva nuovi sistemi bellici e di difesa, i fortilizi a pianta quadrangolare, con le alte torri e muraglie a spigoli vivi, cominciarono a cadere in disuso e quindi in rovina; si salvarono soltanto alcuni di essi trasformati in case coloniche (come nel nostro caso) o trasformati in villa (Lanciano, Rocca d’Aiello).
I lavori più recenti eseguiti sulla Rocca riguardano il rifacimento di alcuni tratti di muro negli anni ‘50, ‘70 ed il consolidamento eseguito alcuni anni or sono a cura della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali delle Marche, che hanno reso percorribile e visitabile l’intero maniero all’interno della cinta muraria e di ciò che resta del palatium".
Dalla breve scheda dell'Arch. G. Marucci,
Presidente dell'Archeoclub d'Italia, sede di Camerino